Imparare ad aspettare è un dono che si impara da piccoli

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Vizi, giochi e stravizi.
I nostri nonni prima e i nostri genitori poi, non ne avevano, o ne avevano pochi. Forse perché sapevano già che pur chiedendo non avrebbero ottenuto nulla.
La generazione successiva ha imparato a chiedere e talvolta ad ottenere.
I nostri figli, invece, vogliono e pretendono tutto e subito. E se non lo ottengono sono guai.
Arriva il finimondo: pianti, disperazione, scene da panico, urla…
Perché?
Siamo noi genitori a non saper dire i “NO” giusti? Siamo noi che non sappiamo imporci con autorità e autorevolezza?
Eppure “Imparare ad aspettare è un dono che si impara da piccoli” e insegnarlo ai nostri figli è un nostro dovere. Li aiuteremo a tollerare e superare le frustrazioni che la vita gli presenterà.

Parola della psicologa amica Francesca Santarelli, che oggi ci parla proprio di come i NO facciano crescere e fortifichino molto più dei SI’.

Accontentare in tutto e per tutto i nostri figli ci facilita la vita, ci evita tante scocciature, ma rende i futuri adulti incapaci di accettare le sconfitte e li renderà molto più vulnerabili.

“Quante volte si leggono libri, articoli o si sente parlare professionisti del settore che ripetono quanto sia importante dare delle regole, dare dei “no” e come saper mettere  dei bei “stop” ai capricci dei nostri bambini….

Io stessa, tante volte ho scritto su argomenti del genere e ho tenuto incontri e riunioni nelle scuole per sottolineare il ruolo dell’ importanza del NO nell’educazione dei nostri figli.

Ma, aihme,  non bastano una laurea, una specializzazione e tanta esperienza nel campo professionale per essere facilitata in questo difficile compito che vede anche me l’essere una madre.

Molte volte ho pensato di essere facilitata di fronte a certe fasi di crescita dei bambini, di sapere tutta quella parte teorica che mi sarebbe servita per fare meno sbagli e forse, illudermi di essere più brava, ma è proprio vero che, come tutte le volte, quando si attraversano le esperienze e si toccano sulla propria pelle le cose, tutto cambia prospettiva.

Conosco benissimo le teorie e sono davvero e fortemente convinta di quello che ho sempre sostenuto, ma mi scontro anch’io, credo come tutte voi mamme, con la difficoltà pratica di mettere dei bei paletti a nostro figlio, di metterlo di fronte a delle frustrazioni che riguardano dei divieti o dei limiti che inevitabilmente dobbiamo o vogliamo dargli per la sua crescita ed educazione. Non è affatto facile veder piangere i nostri figli, così come non è per niente facile tollerare i capricci e mantenere la pazienza in certi momenti faticosi della vita di mamma. E davvero molto più facile dire sempre sì… Spesso siamo stanche, esauste e non abbiamo voglia di combattere e cercare sempre compromessi con quei piccoletti (che a volte sembrano davvero dei piccoli imperatori) e che, con tanta facilità, spesso ci lasciano in braghe di tela.

Mah! forse questo pezzo lo scrivo anche per me, per ricordarmi il perché invece è cosi importante porre dei limiti ai nostri figli.

I bambini, soprattutto se molto piccoli, vivono d’istinto puro e per loro è naturale chiedere e aspettarsi immediatamente la soddisfazione dei loro bisogni primari e non.

Non conoscono cosa vuol dire l’attesa e siamo noi genitori che dobbiamo insegnare loro lo splendido dono che è il desiderare.

Un tempo forse si desiderava troppo, oggi non si desidera più perché questi figli sono abituati ad avere anche più di quello di cui necessitano. Ma troppo spesso, questo di più, si riferisce solo a cose materiali che gratificano e rendono felici sul momento, ma  non lasciano nulla di importante nella crescita psicologica ed emotiva di un bambino.

Si desidera ciò che non si ha. Si sente il desiderio di fronte ad un’assenza ed è nella mancanza e nel desiderare, che nella mente di un bambino si sviluppa la fantasia, il problem solving, la creatività e tutti quegli strumenti che gli consentono di imparare a tollerare la frustrazione rispetto a ciò che non può avere immediatamente.

In realtà il NO implica un limite è un confine di fronte al quale il bambino si deve scontrare per capire chi è e per comprendere che è in grado di poter rinunciare ad un bisogno imminente. Imparare ad aspettare, è un dono che si impara da piccoli.

Che ci piaccia o no, questa è la condizione della vita che ci circonda fin dall’inizio del mondo. Se non siamo noi ad insegnare a questi cuccioli cosa vuol dire poter vivere sulla propria pelle la frustrazione e poterla tollerare e superare, non saranno mai del tutto preparati a vivere nel mondo. Siamo noi che dobbiamo attrezzarli di quella “famosa valigia” a cui spesso mi riferisco,  con gli attrezzi utili per affrontare la vita fuori di casa e dalla famiglia.

Per quanto so bene, da mamma, quanto sia faticoso, io tutte le volte che devo dire un no a mio figlio, faccio un respiro profondo e cerco di ricordarmi l’importanza di quel no e soprattutto perché glielo sto dando. Cerco di non spaventarmi e di mantenermi tranquilla di fronte alla sua ribellione, pensando che è del tutto naturale che lui protesti, ma che in fondo, ciò che sto facendo, gli può far male sul momento, ma gli serve per il suo futuro. È un po’ come quando si impara ad andare in bicicletta: cadere fa parte del gioco e anche farsi male, ma è solo così che si impara !

Forse, tante problematiche un tempo non c’erano nella fase dell’adolescenza, proprio perché l’educazione dei genitori di una volta era basata anche su troppi limiti e divieti, che però proteggevano a maggior modo la crescita del piccolo uomo.

Oggi si è passati troppo dall’altra parte.

Credo, per questo, che sia importante per questo trovare un equilibrio tra le due fasi storiche, ma soprattutto cercare dentro di noi quali sono quei NO  per noi irrinunciabili; quelli sono ciò che deve sentire come una fermezza nostro figlio. Non può essere tutto un no, ma neanche tutto un si. Siamo noi che dobbiamo essere in grado di selezionare qui no irrinunciabili e fondamentali per l’educazione che abbiamo scelto per lui! E pensare sempre al motivo che ci spinge a decidere le regole per la sua educazione!

Se siamo ferme  e convinte dentro di noi, sarà più facile insegnargliele anche lui, pensando che in fondo, gli stiamo facendo solo del bene per il suo futuro, per rendere forte di fronte al mondo e alla vita che vivrà!”

 

Copertina-Mamme-No-Panic

Per appuntamenti  con la dottoressa Francesca Santarelli, o info, potete visitare il sito Internet del suo studio:  www.studiosantarellidecarolis.com 

Francesca Santarelli è in libreria con il libro “Mamme No Panic”, scritto a quattro mani con Giuliana Arena.

 

 

 

 

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2 risposte a “Imparare ad aspettare è un dono che si impara da piccoli

  1. Articoli come questo non passano mai di moda, sono sempre attualissimi ma allo stesso tempo denotano quanto sia sempre più importante far presente alcune cose ai genitori del terzo millennio.
    Mio padre è nato appena dopo la guerra in un paesino di montagna quindi praticamente non c’era nulla o quasi. Pur volendo chiedere e volendo una determinata cosa era effettivamente impossibile averla. Non c’erano soldi non c’era granché. Mia madre nata dopo e vissuta in una città era un po’ più avvantaggiata ma anche lì non è che potesse chiedere chissà cosa…i miei nonni che avevano vissuto la guerra sapevano perfettamente quanto importante fosse non buttare soldi così.
    Fatta questa premessa molto scontata si arriva alla conclusione che i ns. genitori che caspita volevano chiedere se niente c’era? Ecco.
    Detto questo, parlo ovviamente x me e x la mia famiglia di origine e non, c’è un insegnamento molto grande che mi hanno trasmesso ed è quello che cerco di impartire alle mie figlie. Bisogna dare delle priorità. Puntare un obiettivo e x questo, visto che non siamo gli Onassis, rinunciare a ciò che è banale, però se io do una cosa a te tu dai una cosa a me. Mi spiego meglio. Quando avevo 14 anni volevo il motorino (io faccio il compleanno a Luglio quindi dopo la scuola). Mio padre mi ha detto: ok se il prossimo anno scolastico avrai la media del xxx (non la ricordo) te lo compriamo. Verso maggio ero al settimo cielo perchè i miei voti viravano verso la media. Mio padre per questo mi aveva portato in un negozio di moto x vedere quale facesse al mio caso. Purtroppo però un compito in classe è andato male (x la verità a tutta la classe) ed il professore cmq l’ha contato come media (a tutti). Mi ha sballato la media in quella materia. Di conseguenza mi ha sballato la media generale. Morale x 1 voto la mia media non era quella che effettivamente meritavo, mio padre non mi ha comprato il motorino. Ci sono restata malissimo ma i patti erano patti non ho fatto tragedie.
    Mi è successo con mia figlia. Alla fine della prima media doveva andare a Londra x un viaggio studio. Le avevamo detto che se la pagella fosse stata di un certo tipo sarebbe andata. Consapevole che l’avremmo mandata si è lasciata andare, i pagellini hanno mostrato questa sua svogliatezza (visto che l’acconto doveva essere versato a gennaio) le abbiamo detto che Londra se la scordava. Non ha fatto tragedie…era stata avvertita.
    Questo vale anche x i piccoli. Se io ti dico che non si fa…non si fa. Se ti dico “no” è no. Non si discute. Ci sono nanetti treenni che hanno i genitori in pugno…x me non esiste.
    Purtroppo però a scuola (elementari specialmente) si vedono delle cose assurde. Per note sul diario i genitori fanno una rivoluzione. Ma ci rendiamo conto? Si contestano i voti!!!! Ma chi siamo noi x valutare l’operato di un insegnante. A mio padre avevo chiesto di andare a parlare con il prof mi ha risposto che se aveva messo quel voto voleva dire che quello meritavo. Potevo recuperare a voce (non mi è stato concesso). Alle mie figlie dico lo stesso. Non è un voler metterle da parte o non considerarle è semplicemente un modo (mio e di mio marito quindi contestabile da altri) per far gestire la frustrazione.
    Poi certo con la pre-adolescenza o adolescenza piena bisogna smussare gli angoli si potrebbe anche trattare se mi motivi il perchè vuoi contestare una mia decisione.
    Il mondo non gira intorno a noi. Prima ci rendiamo conto di questo meglio è.
    La cronaca è piena di casi allucinanti e, a mio avviso, solo una piccolissima parte sono raptus o gesti improvvisi. Nella maggior parte dei casi, sempre secondo me, sono persone che nella vita “non hanno mai sbattuto i denti” non hanno mai avuto la consapevolezza che, per quanto frustrante, il no si deve accettare, il tradimento non può essere una scusa x uccidere o fare del male al prossimo…
    Forse ho divagato ma più osservo la realtà attuale e più mi convinco che sia necessario tornare un pochino indietro…quantomeno nei ranghi. Scusate la mia solita lunghezza.

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