Arrieccomi…

Ieri, dopo tanto tempo che non lo facevo, sono entrata nel Blog per approvare i vostri commenti.
Ormai sono mesi che non scrivo più. Eppure di cose ne sono successe… e anche tante, forse troppe.
Marco ha salutato la scuola elementare e le sue meravigliose maestre. Ora la sua nuova sfida si chiama “Scuola Secondaria dell’obbligo”, in pratica la vecchia e cara scuola media.
Luca frequenta la terza elementare (o per meglio dire la Scuola Primaria dell’Obbligo) e quest’anno ha deciso di lasciare la sua vecchia squadra di calcio dell’oratorio, il tanto amato GSO, per iscriversi ad una scuola calcio. E anche lì… altro mondo. Continua a leggere

Scrivere a mano aiuta la memoria dei ragazzi. Parola di grafologa


Oramai hanno le dita che volano sugli smartphone. Riescono a mandare whatsapp alla velocità della luce. Ma provate a chiedere ai “ragazzi d’oggi” di scrivere il loro indirizzo di casa a mano. Impiegano un quarto d’ora!
Eppure scrivere a mano, ma soprattutto prendere appunti in corsivo aiuta.
Fa bene alla memoria, alla fantasia e al cervello. Parola della grafologa Candida Livatino. Ecco cosa ci dice in merito: Continua a leggere

Tigre, chioccia, pinguino, canguro… che tipo di mamma sei?

Fra un paio di giorni, esattamente domenica prossima, 13 maggio, festeggeremo la “Festa della mamma”.
Ma voi che tipo di mamme siete? Chioccia, Tigre, Pinguino, Canguro, Gatta, Scimpanzé?
Ogni tipologia di mamma ha un significato differente che potete leggere sul sito del TgCom24

Per quanto mi riguarda mi sento anni luce lontana dalla mamma tigre.Non mi vorrei riconoscere nella mamma chioccia. Mi sarebbe piaciuto fare la mamma pinguino… Ma forse, per come sono andate le cose, opto per la mamma scimpanzè 😉 Continua a leggere

“Mamma sono l’unico a non avere lo Smartphone!”

Sapevo che sarebbe arrivato il momento. Me lo aspettavo.
Ed è arrivato. Ieri sera ho chiesto a Marco: “A che ora ti devi incontrare con i tuoi compagni sabato pomeriggio per fare la ricerca?”
Lui: “No, alla fine hanno deciso di sentirsi tramite whatsapp”.
Io: “Cosa? Perché? E tu?”
Lui: “Bella domanda, io sono l’unico a non avere il cellulare tra i miei compagni di scuola. Loro sono tutti in un gruppo WA, si scambiano messaggi. Io no”. Continua a leggere

Parlare al bimbo nel pancione? Non serve a nulla!

Ogni giorno mi arrivano nella casella di posta elettronica tante e.mail di studi scientifici fatti su feti, bambini, adolescenti e riguardano gli argomenti più disparati. Purtroppo, anche se mi piacerebbe tanto, non ho il tempo per sottoporli tutti alla vostra attenzione.
Ma quando ho letto questa notizia ho sorriso e ho immaginato tutte le donne incinta con un bel Babypod intravaginale per far ascoltare la musica al nascituro… perché quando si dice che la musica arriva dall’interno… non si intende dal profondo dell’anima, ma dall’interno della vagina! 😉
Fantascienza? No. E’ tutto vero!  Secondo gli ultimissimi studi, cantare una ninna nanna al feto in pancia, fargli sentire la voce della mamma e del papà, raccontargli una fiaba non serve a nulla perché i feti riescono a malapena a sentire il rumore che proviene dall’esterno.
Insomma, parlare al piccolo quando è ancora nell’utero materno è un falso mito. Figuriamoci fargli ascoltare quel tintinnio costante del ciondolo della gravidanza. Non so se avete presente, sono quelle collane con una campanella appesa che dondola proprio sul pancione delle future mamme!
Future mamme, rassegnatevi, se volete far ascoltare la vostra voce al bimbo o quella del papà, o magari dargli le prime lezioni di lingua straniera non vi resta che inserire il Babypod nelle vostre parti intime.  Continua a leggere

Adozione, una famiglia che nasce

Qualche settimana fa mi ha chiamato la mia amica giornalista Isabella Dalla Gasperina dicendomi: “Ho letto un libro proprio bello, tratta il tema delle adozioni dei bambini. Che ne dici di scrivere una recensione sul blog?”
L’adozione è un argomento che non ho mai affrontato perché, sinceramente, non ne ho le competenze. Però ho letto questo libro e devo dire che mi ha dato tanti spunti su cui riflettere.
Domande spesso inopportune che si fanno alle coppie che dopo qualche anno di matrimonio o convivenza non “allargano” la famiglia. A quelle battute che sembrano simpatiche e che invece feriscono il corpo e l’anima di chi le riceve.
Leggendo la prefazione, di Aldo Cazzullo, mi sono soffermata su questa frase: «Un bambino nato da un’altra donna mi chiama mamma. Non mi sfuggono la grandezza di questa tragedia e la profondità di questo privilegio».
Mi sono venuti i brividi. Quanta saggezza in queste poche righe!

E se i genitori adottivi dopo un lungo percorso fatto anche di ostacoli burocratici, di psicologi, assistenti sociali, arrivano pronti (o quasi) all’evento, i nonni o i parenti più vicini lo sono altrettanto?

L’autrice di questo libro, Francesca Mineo, in questo libro racconta la sua storia di mamma adottiva, ma lascio a Isabella l’onore della recensione: Continua a leggere

… E poi c’è Gardaland!

Qualche settimana fa sono tornata a casa e con un bel sorriso sulle labbra ho fatto il lieto annuncio: “Ragazzi ci hanno invitato a Gardaland per l’inaugurazione della nuova stagione del parco!”
Luca: “Uahoo… quando?”
Io: “Il 7 aprile”
Marco: “Papà mi misuri? Vedi quanto sono alto? Ho superato il metro e 40 centimetri di altezza?”
Luca: “Misura pure me, papà!”
Io: “Scusate, vi dico che andiamo a Gardaland e correte a misurare l’altezza? C’è qualcosa che mi sono persa per strada?”

Marco: “Mamma, non ti ricordi che per andare sulle giostre più veloci come Oblivion, Raptor, bisogna essere alti almeno 140 cm? Io quest’anno posso andare, sono  alto 142 cm, più le scarpe!”
Luca: “Io no, sono alto 137 cm, me ne mancano solo tre, faccio in tempo?”
Io: “In tempo per cosa?”
Luca: “Per i tre centimetri?”
Non vi nego che da quel giorno Luca ha mangiato più del solito. Lui voleva crescere in altezza, invece ha solo messo su un po’ di morbidissima pancetta! (Beato lui…già smaltita 😉 )
Sabato 7 aprile alle 7 del mattino erano già svegli e pimpanti. Le previsioni meteo erano incoraggianti: sole e caldo. Cosa desiderare di più?
Zaini in spalle alle 10 e mezza eravamo già a Gardaland.
Il tempo di fare due giri su due giostre insieme e poi ho lasciato i miei tre uomini per andare a seguire la conferenza stampa. Continua a leggere

Gli “scherzi” della memoria

Lo scorso sabato pomeriggio ha squillato il mio cellulare. Non sono riuscita a rispondere in tempo perché ero al campo di calcio a guardare la partita della squadra di Luca e non ho sentito subito le vibrazioni dello smartphone.
Con la dovuta calma, tra un’azione e l’altra dei piccoli giocatori, ho preso il cell e ho guardato il display per capire chi mi avesse chiamato. Era una mia collega, in verità più amica che collega.
“Cosa sarà successo? Come mai mi ha chiamata durante il weekend?”, mi son chiesta.
Neppure il tempo di fare delle ipotesi, che il cell ha cominciato a vibrare. Stavano arrivando dei messaggi: “Maria, ho messo per errore il pannolino della bambina in lavatrice, che faccio?
Tra me e me mi sono detta: “Boh! Perché dovrei saperlo io?” Continua a leggere

Separazione, la battaglia dove tutto è lecito? I consigli della psicologa

Oggi con la psicologa amica, la dottoressa Francesca Santarelli, torniamo a parlare di separazioni.
C’è una frase del suo intervento che mi ha colpita: “E’ difficile unirsi per dividersi, eppure è l’unico modo per preservare gli elementi di continuità che permangono anche quando tutto sembra ormai finito”.

Durante separazioni, tra la mura domestiche, volano parole che a volte feriscono molto più che i coltelli. I colpi bassi diventano all’ordine del giorno. E il rancore condisce il tutto facendo diventare questa difficile esperienza ancora più dolorosa.

E’ vero, è un lutto. In fondo è il funerale del “progetto famiglia” così come era stato pensato nel meraviglioso giorno del “sì”.

Eppure c’è un modo per evitare che si arrivi all’esasperazione.

Ecco cosa ci consiglia la dottoressa Santarelli: Continua a leggere

Qual è il momento giusto per mettere al mondo un figlio?

Oggi non voglio raccontare, ma vorrei leggere le vostre opinioni. La domanda non è delle più banali, anche se in prima battuta potrebbe sembrarlo. Quello che vorrei capire è: “Esiste un momento giusto per  mettere al mondo un figlio?”
Non parlo tanto di condizioni economiche, come avere un lavoro stabile, una casa in cui accogliere il nascituro, avere la possibilità concreta di sostenerlo e di dargli un futuro…

Ma mi riferisco più alla condizione psicologica di chi pensa di fare questo grande passo. Insomma, secondo voi per fare figli ci vuole più incoscienza o più coraggio?

Ieri sera, eravamo tra colleghi e stavamo scherzando con un prossimo quarantenne.
“Allora, quando ti decidi a fare questo figlio?” gli ha chiesto simpaticamente una collega.
Ed io: “Occhio, guarda che un figlio ti scombussola la vita. Sei certo di voler rinunciare ai tuoi aperitivi serali, ai tuoi sabati fatti di locali notturni, discoteche, drink e libertà, alle domeniche mattina passate a poltrire fino al pomeriggio nel lettone, ai lunghi viaggi, eccetera, eccetera? Continua a leggere