Non bisogna mai obbligare i figli a chiedere scusa

Non bisogna mai obbligare i figli a chiedere scusa.
Quando ho letto questa frase mi sono detta: “Ma dove stiamo arrivando! Ora non possiamo insegnare ai nostri figli neppure l’educazione?”
Ma leggendo le motivazioni che hanno portato alcuni ricercatori dell’Università del Michigan ad affermare ciò, mi sono ricreduta. Effettivamente le scuse fatte perché obbligati da un adulto producono l’effetto contrario sia sul bambino che le fa, sia su quello che le riceve.
Il bambino obbligato a fare le scuse non capisce l’errore, ma impara che basta dire una parola, “SCUSA”, per non avere altre conseguenze o punizioni. Quindi diventa una soluzione di comodo, di convenienza, d’interesse. Insomma una parola detta per un mero tornaconto personale.
Il bambino che le riceve, percepisce che non si tratta di scuse vere, di un autentico rimorso, e si sente doppiamente offeso.

Continua a leggere

Neuropsicofonia: la cura contro l’infertilità da stress

Le “carte sono in regola”: gli esami sono perfetti, il desiderio c’è, l’amore anche. Ma il bimbo non arriva. Perchè? Cosa interferisce? Una della cause potrebbe essere lo STRESS.
Sembra quasi incredibile, ma lo stress libera gli ormoni antigravidanza e diventa un perfetto anticoncezionale anche quando la coppia desidera ardentemente un figlio. Continua a leggere

L’Italia non è un Paese per figli

L’Italia non è un Paese per figli. Una frase difficile da scrivere. Faticosa da leggere. Ma vera.
Terribilmente e incredibilmente vera. Fare figli oggi è un lusso. Un lusso che pochi si possono permettere. Soprattutto se si vuole garantire a questi figli una vita per quanto possibile agiata e serena e un anche un futuro.

Dati alla mano,“in Italia nascono sempre meno bambini, un numero nettamente inferiore rispetto ai decessi (464.000 nati per 647.000 morti – Istat 2017), meno anche rispetto agli anni della prima e seconda Guerra Mondiale. Perdiamo ogni anno circa 180.000 persone, è come se città come Modena o Reggio Calabria fossero azzerate.” Questo l’allarme lanciato da Fabio Mosca, il Presidente della Società Italiana di Neonatologia.

Impressionante vero?

Ma la cosa che inquieta ancora di più è che se si continua così fra 30 anni la famiglia italiana sarà completamente ridefinita. Tre bambini su cinque non avranno fratelli, né cugini, né zii o zie. Avranno soltanto i genitori, la nonna e il nonno. I più fortunati anche i bisnonni, ma saranno pochi, perché si inizia a fare figli in età sempre più avanzata. Continua a leggere

Il viaggio continua: da Zara all’Istria

Come vi ho raccontato ieri, il primo giorno di viaggio, per sbaglio e per errore, abbiamo visitato un pezzo dell’entroterra della Croazia. La parte più rurale e meno turistica, quella fatta di case con le facciate ancora crivellate dai colpi della guerra, alternate a case in costruzione con i mattoni rossi a vista.
Le case erano chiaramente abitate da tempo, anche se senza intonaco e rifiniture esterne.

Essendo nata e cresciuta al Sud Italia questa cosa non mi doveva meravigliare. In alcune zone del Mezzogiorno non è raro trovare case perfettamente arredate all’interno, ma senza intonaco all’esterno.

Eppure in Croazia ho respirato un’aria diversa. C’erano ancora chiari ed evidenti i segni di una guerra non tanto lontana. Un conflitto che ha sicuramente lasciato un segno profondo. E quelle facciate crivellate mi hanno parecchio amareggiata. Pensavo alle persone che erano lì in quegli anni, ai bambini, chissà quanta paura!
Nello stesso tempo, però, si vedeva anche la voglia di ricostruire e ripartire.

Marco ci ha tempestati di domande sul perché di quella guerra. Ma a tante domande, ahimè, non ho saputo dare risposta.
Continua a leggere

Un paradiso sulla terra: i laghi di Plitvice!

Luglio 2018.
L’estate che si era appena affacciata non prometteva nulla di buono.
Mio padre doveva sottoporsi ad un lungo ciclo di radioterapia che lo avrebbe tenuto a Milano fino a settembre. Mio marito doveva sottoporsi ad un piccolo intervento operatorio.

I ragazzi fino alla fine del mese erano sistemati presso i vari centri estivi e poi ad agosto sarebbero andati giù in Puglia, ospiti dei tanti zii e parenti che per fortuna non ci abbandonano mai. Avere una GRANDE famiglia è anche questo: sapere che c’è sempre qualcuno pronto a sorreggerti e ad aiutarti nel momento del bisogno.

L’umore non era al TOP, posso confessarlo. Ero arrivata a luglio già abbastanza stremata.
I programmi del weekend che stava per arrivare non erano grandiosi: sabato mattina dovevamo accompagnare mio padre all’aeroporto (i medici gli avevano concesso una settimana di stop prima della terapia!), la domenica mattina mio marito si doveva ricoverare in ospedale.
Era già giovedì.
Nel pomeriggio mi arriva una telefonata. Era mio marito: “Ho sentito adesso il medico. La cura ha funzionato, l’intervento salta”. Ero incredula. Cavolo… Finalmente una buona notizia. Lo richiamo: “Ma… visto che hai dovuto cancellare tutti gli appuntamenti di lavoro, perché non partiamo? Pensaci potrebbe essere l’unica settimana di ferie!”
E lui: “Per andare dove?”
Io: “Boh, montagna, mare, che ci importa. L’importante è partire!”

Venerdì sera ho fatto le valigie. Dentro c’era di tutto dal piumino leggero, al costume da bagno. Destinazione: “Boh!” Continua a leggere

Arrieccomi…

Ieri, dopo tanto tempo che non lo facevo, sono entrata nel Blog per approvare i vostri commenti.
Ormai sono mesi che non scrivo più. Eppure di cose ne sono successe… e anche tante, forse troppe.
Marco ha salutato la scuola elementare e le sue meravigliose maestre. Ora la sua nuova sfida si chiama “Scuola Secondaria dell’obbligo”, in pratica la vecchia e cara scuola media.
Luca frequenta la terza elementare (o per meglio dire la Scuola Primaria dell’Obbligo) e quest’anno ha deciso di lasciare la sua vecchia squadra di calcio dell’oratorio, il tanto amato GSO, per iscriversi ad una scuola calcio. E anche lì… altro mondo. Continua a leggere

Scrivere a mano aiuta la memoria dei ragazzi. Parola di grafologa


Oramai hanno le dita che volano sugli smartphone. Riescono a mandare whatsapp alla velocità della luce. Ma provate a chiedere ai “ragazzi d’oggi” di scrivere il loro indirizzo di casa a mano. Impiegano un quarto d’ora!
Eppure scrivere a mano, ma soprattutto prendere appunti in corsivo aiuta.
Fa bene alla memoria, alla fantasia e al cervello. Parola della grafologa Candida Livatino. Ecco cosa ci dice in merito: Continua a leggere

Tigre, chioccia, pinguino, canguro… che tipo di mamma sei?

Fra un paio di giorni, esattamente domenica prossima, 13 maggio, festeggeremo la “Festa della mamma”.
Ma voi che tipo di mamme siete? Chioccia, Tigre, Pinguino, Canguro, Gatta, Scimpanzé?
Ogni tipologia di mamma ha un significato differente che potete leggere sul sito del TgCom24

Per quanto mi riguarda mi sento anni luce lontana dalla mamma tigre.Non mi vorrei riconoscere nella mamma chioccia. Mi sarebbe piaciuto fare la mamma pinguino… Ma forse, per come sono andate le cose, opto per la mamma scimpanzè 😉 Continua a leggere

“Mamma sono l’unico a non avere lo Smartphone!”

Sapevo che sarebbe arrivato il momento. Me lo aspettavo.
Ed è arrivato. Ieri sera ho chiesto a Marco: “A che ora ti devi incontrare con i tuoi compagni sabato pomeriggio per fare la ricerca?”
Lui: “No, alla fine hanno deciso di sentirsi tramite whatsapp”.
Io: “Cosa? Perché? E tu?”
Lui: “Bella domanda, io sono l’unico a non avere il cellulare tra i miei compagni di scuola. Loro sono tutti in un gruppo WA, si scambiano messaggi. Io no”. Continua a leggere

Parlare al bimbo nel pancione? Non serve a nulla!

Ogni giorno mi arrivano nella casella di posta elettronica tante e.mail di studi scientifici fatti su feti, bambini, adolescenti e riguardano gli argomenti più disparati. Purtroppo, anche se mi piacerebbe tanto, non ho il tempo per sottoporli tutti alla vostra attenzione.
Ma quando ho letto questa notizia ho sorriso e ho immaginato tutte le donne incinta con un bel Babypod intravaginale per far ascoltare la musica al nascituro… perché quando si dice che la musica arriva dall’interno… non si intende dal profondo dell’anima, ma dall’interno della vagina! 😉
Fantascienza? No. E’ tutto vero!  Secondo gli ultimissimi studi, cantare una ninna nanna al feto in pancia, fargli sentire la voce della mamma e del papà, raccontargli una fiaba non serve a nulla perché i feti riescono a malapena a sentire il rumore che proviene dall’esterno.
Insomma, parlare al piccolo quando è ancora nell’utero materno è un falso mito. Figuriamoci fargli ascoltare quel tintinnio costante del ciondolo della gravidanza. Non so se avete presente, sono quelle collane con una campanella appesa che dondola proprio sul pancione delle future mamme!
Future mamme, rassegnatevi, se volete far ascoltare la vostra voce al bimbo o quella del papà, o magari dargli le prime lezioni di lingua straniera non vi resta che inserire il Babypod nelle vostre parti intime.  Continua a leggere