L’ansia delle mamme condiziona la crescita del figlio?

Portrait of a happy young mother near sleeping baby

Se la mamma è ansiosa, eccessivamente apprensiva, può “contagiare” i figli?
Una mamma può trasferire i suoi stati d’angoscia anche sui figli fino a comprometterne la sana crescita?
Di questo parliamo oggi con la psicologa amica, la dottoressa Francesca Santarelli.

Ecco come risponde a queste domande:

Avrà mangiato abbastanza? Perché piange così? Biberon sarà sterilizzato abbastanza? Mio figlio ha la febbre alta, volo al pronto soccorso o provo prima a dargli la tachipirina?
Queste e mille altre ansie prendono il sopravvento di tutte le mamme, soprattutto se al primo figlio e in particolare a tutte quelle donne che, già prima di avere un figlio, combattevano in qualche modo con varie forme di ansie.
Si parla tanto di ansia oggigiorno, ma non se ne sa davvero a fondo.

Innanzitutto l’ansia non sempre è una condizione patologica, ma diventa tale quando genera una caduta nel livello della prestazione che accompagna e non un suo miglioramento. Pensiamo ad un esame importante che dobbiamo affrontare, un nuovo incarico, ecc…

In molte situazioni, per intenderci, l’ansia che matura nel gestire l’evento funge un po’ da adrenalina e porta la persona a governarlo al meglio, a dare il massimo dell’impegno.

Al contrario ci sono molti casi in cui invece l’ansia diventa patologica, e questo accade quando le manifestazioni neurovegetative che essa comporta (aumento di sudorazione alle mani, tachicardia, accelerazione del battito…) determinano un peggioramento della performance della mamma. In questo caso occorre intervenire, prendendosi cura del problema dell’ansia.

L’ansia più comune vissuta dalle mamme nel loro ruolo riguarda l’eccessiva apprensività verso i figli. Questo fenomeno è più marcato nelle neomamme, a causa dello squilibrio ormonale materno tipico dei primi mesi di vita del bambino. Ecco che in quei momenti molte donne sperimentano l’ansia patologica per ogni cosa: il pavimento sarà pulito abbastanza? Il bimbo avrà poppato a sufficienza? L’acqua del bagnetto è troppo calda?

L’ansia generalizzata, che non ha carattere somatico, ma solo un’espressione cognitiva (dunque non si hanno manifestazioni fisiche, ma solo mentali) è quella che deriva dall’ossessione del controllo, ovvero l‘intolleranza dell’incertezza. E’ uno dei fenomeni più diffusi tra mamme di bimbi anche cresciuti.

Ma tutte queste e altre ansie delle mamme non lasciano indenni i figli, che ne subiscono le conseguenze. Quali?

Senza dubbio si tratta di effetti tutti decisamente negativi per la crescita serena dei bambini. La mamma è il modello del figlio, se lei è apprensiva si prospettano due possibilità: o il bimbo si ribella, se ha un carattere particolarmente forte, ma nove volte su dieci il bimbo si plasma su quelle stesse ansie, che condizioneranno lo sviluppo equilibrato del piccolo.

Inutile condannarci per come siamo fatte, soprattutto se non abbiamo intenzione di intraprendere un percorso di psicoterapia.

La prima cosa che bisognerebbe imparare a fare è non giudicare la nostra stessa ansia.

Innanzitutto la mamma deve cercare di capire se si trova di fronte a stati d’ansia patologici oppure no. Come anticipato prima, solo nel caso di ansia che crei un disagio tale da inficiare le prestazioni nel ruolo di mamma, bisogna correre ai ripari. Se si tratta invece di ansia costruttiva, che rende la mamma efficiente si può imparare a conviverci.

Ai fini di questa valutazione si possono passare in rassegna a mente fredda le situazioni concrete vissute dalla mamma (grave imprevisto, problema di salute del figlio, decisione difficile da prendere), andando poi a vedere se l’ansia in quei momenti le aveva impedito di raggiungere un risultato ottimale per il bene del figlio oppure al contrario l’aveva resa una mamma efficiente e migliore. Solo nel primo caso occorre affrontarla come un problema e iniziare la battaglia contro l’ansia.

Accertato che trattasi di ansia patologica e da arginare, prima di ricorrere all’intervento del medico o dello psicologo, provare soluzioni personali yoga, training autogeno….

Quando i tentativi e gli sforzi personali per gestire l’ansia non sono andati a buon fine o sono risultati insufficienti, allora è giunto il momento di rivolgersi ad un terapeuta.

Lo so che non è mai una scelta facile e spesso ci si giudica per il fatto di doversi rivolgere ad una figura come la mia, ma posso garantirvi che si tratta solo di pregiudizi infondati, perche il percorso di psicoterapia per l’ansia è solitamente molto rapido e poco impegnativo e rimane comunque un ottimo strumento di conoscenza di se stessi.

Credo che da mamme, siamo tutto d’accordo che se non  vogliamo (o non abbiamo il coraggio di farlo) per noi stesse, vale sempre la pena di farlo per i nostri figli!

 

Per appuntamenti  con la dottoressa Francesca Santarelli, o info, potete visitare il sito Internet del suo studio:  www.studiosantarellidecarolis.com 

Francesca Santarelli è in libreria con il libro “Mamme No Panic”, scritto a quattro mani con Giuliana Arena.

 

 

 

 

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Una risposta a “L’ansia delle mamme condiziona la crescita del figlio?

  1. Conosco molte mamme che a causa della loro ansia hanno tirato su figli ansiosi e abbastanza insicuri.
    Non vorrei cadere nella banalità o di generalizzare perchè non è mia intenzione però da ciò che vedo mi rendo sempre più conto che è così.
    Secondo me bisogna fare una bella e giusta distinzione a monte.
    Non si può, a mio avviso, confrontare le paure di una neomamma con l’ansia che scaturisce quando il bimbo inizia a crescere. Ma magari sbaglio. Io però la vedo così.
    Una neo mamma non ha l’ansia (a meno che non stia già entrando in un vortice di depressione) la neomamma ha paura di sbagliare e/o di non capire ciò che il neonato vuole. E non è ansia (sempre secondo me). La paura non è ansia. E’ paura.
    Faccio un esempio x spiegarmi meglio. Quando il pupo inizia a camminare è lì che la mamma ansiosa inizia a dare il meglio di se. “oh mamma e se cade?” “oh mamma e se sbatte la testa agli spigoli?”.
    Io mamma non ansiosa rispondo: se cade si rialza. Se sbatte la prossima volta starà attento…e così via.
    Per non parlare di quando iniziano il percorso scolastico.
    Già dall’asilo si fanno prendere dal panico x cose a mio avviso banali. Fanno guerre x un nonnulla e sempre x me non è giusto.
    Le mie figlie vanno alle medie. Alle medie i ragazzi escono da soli non è come le elementari che l’insegnante deve consegnare il bambino al genitore o a chi è preposto al ritiro. Beh io resto tranquillamente in macchina ed aspetto. Ci sono alcune che se x qualsiasi motivo arrivano tardi corrono trafelate farfugliando…stanno uscendo oh mamma ora non mi vede. Ecco solitamente non mi piace giudicare ma forse questa è una delle cose che davvero non riesco a capire. Stessa cosa per le verifiche. Sono le mamme (o i papà) che mettono ansia. Ma attenzione non da prestazione ma proprio della seria “oh domani c’è verifica, ma hai studiato? E se ti chiede qualcosa che non ricordi come fai?”. Boh nel mio caso se fanno bene lo fanno x loro, se lo fanno male lo fanno x loro.
    O le gite. Alcuni non mandano alle gite e non x questioni economiche. Questo non lo giudico in realtà xkè ognuno è libero di comportarsi come meglio crede ma alcune volte forse sarebbe meglio insegnare a guardarsi intorno. A tenere gli occhi aperti e di seguire le direttive delle insegnanti (parlo x i piccoli).
    D’altro canto è pur vero che l’ansia spesso non si controlla quindi magari sono comportamenti involontari ma che a mio avviso sono deleteri x la crescita di un figlio.
    Parere personale.

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