Come gestire al meglio il rapporto genitori-insegnanti?

scuola

 

L’argomento affrontato oggi dalla psicologa amica Francesca Santarelli interessa e tocca da vicino tutti i genitori che hanno almeno un figlio che frequenta la scuola.
La domanda a cui oggi la psicologa cercherà di dare una giusta risposta è: “Noi genitori come possiamo gestire al meglio il rapporto con gli insegnanti?”
Certo, se le cose vanno bene, se il bambino non ha alcun tipo di difficoltà a scuola, è facile tenere buoni, anzi ottimi rapporti.
Ma in presenza di problemi, invece, i rapporti potrebbero scivolare in una zona di rischio.
I genitori, spesso, tendono a puntare il dito contro gli insegnanti, difendendo a spada tratta i propri figli e giustificando in questo modo atteggiamenti e insuccessi.
Gli insegnanti, invece, spesso lamentano l’assenza dei genitori…

E allora come fare per trovare il giusto equilibrio?
Ecco cosa consiglia la dottoressa Santarelli:

“Un modello efficace di rapporto genitori-insegnanti è quello che prevede una interdipendenza positiva tra scuola e famiglia per la quale non si fanno le stesse cose due volte, ma si agisce coerentemente ognuno nel proprio ambito rafforzando così a casa quanto la scuola propone a scuola e a scuola l’educazione familiare.
I genitori dovrebbero ricoprire la posizione di “partner” nella realizzazione dell’offerta formativa proposta dalla scuola, la quale, “pensando la famiglia” dovrebbe riconoscerne ufficialmente il ruolo specificando quando e come viene ad essa chiesto di operare, cooperare o collaborare.
Solo attraverso un armonico rapporto genitori-insegnanti fondato sulla collaborazione è possibile porre fine alla diffidenza reciproca che ha contraddistinto la loro relazione fino a tempi recenti, l’uno tendendo ad attribuire all’altro le cause dell’eventuale insuccesso/disagio scolastico dei figli/alunni.
Il rapporto genitori-insegnanti si potrebbe definire di tipo proporzionale poiché tanto più la loro relazione è ottimale, tanto più ottimale sarà la riuscita scolastica dei minori, dal momento che sviluppo cognitivo e comportamentale vanno di pari passo.

Scuola e famiglia svolgono due ruoli di corresponsabilità in un rapporto di reciprocità, tendendo in modo diverso al raggiungimento di un unico scopo: mentre l’azione della scuola è istruttiva (educa mentre istruisce), l’azione della famiglia è prevalentemente educativa (istruisce mentre educa).
Ciò però non garantisce che tra famiglia e scuola ci sia sempre un rapporto idilliaco, infatti esso va continuamente costruito mediante un costante lavoro di confronto, dialogo e negoziazione e affinché il rapporto tra genitori ed insegnanti funzioni al meglio occorrerebbe che entrambe le parti abbiano ben chiara l’idea che l’una, per svolgere la propria azione, ha bisogno dell’altra.

La figura dello psicologo scolastico può sicuramente risultare utile nello gestire il complesso rapporto genitori-insegnanti. La sua funzione diventa quella di mediatore che non entra nel mondo della scuola per portare un sapere, quanto piuttosto per “tradurre” il linguaggio degli esperti in una pratica educativa utile.
È importante che ci sia un figura competente e neutrale che aiuti genitori ed insegnanti a collaborare sinergicamente in maniera costruttiva, imparando a valorizzare gli aspetti positivi e a lavorare insieme sugli aspetti più critici evitando per esempio il caratteristico processo di delega: la famiglia attribuisce agli insegnanti compiti specifici, gli insegnanti a loro volta attribuiscono alla famiglia compiti specifici, abdicando ciascuno dalle proprie responsabilità.
Il lavoro certosino del mediatore aiuta nella costruzione dei legami tra i vari sistemi scolastici e trasforma in azioni il concetto di corresponsabilità. Solo in queste modalità si può avviare un dialogo concreto nella stesura di un progetto educativo, che non riduce la relazione tra famiglia e scuola ad un semplice incontro con gli insegnanti nell’orario di ricevimento”.

 

 

Copertina-Mamme-No-Panic

Per appuntamenti  con la dottoressa Francesca Santarelli, o info, potete visitare il sito Internet del suo studio:  www.studiosantarellidecarolis.com 

Francesca Santarelli è in libreria con il libro “Mamme No Panic”, scritto a quattro mani con Giuliana Arena.

 

 

 

 

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7 risposte a “Come gestire al meglio il rapporto genitori-insegnanti?

  1. che argomento spinoso. io sono sempre andata d’accordo con tutti gli insegnanti incontrati nel mio periodo scolare da mamma. certo qualcuno mi piaceva di più, qualcuno di meno ma mai nulla da dire. anzi. ad esempio rimpiango ancora adesso le educatrici del nido della piccola. il problema si pone adesso che deve cominciare la scuola primaria. premesso che le richieste non è detto siano accolte, a mia figlia piace un’insegnate che a me sembra un po’ ostica e rigida. non ho capito il suo criterio di scelta ma mi chiedo se devo assecondare lei, che ci dovrà convivere 5 anni, o il mio sesto senso?

  2. @Wol: 5 anni sono lunghi. Se si riesce a venirsi incontro e a collaborare saranno anni belli e piacevoli da ricordare, in caso contrario sarà guerra aperta. Anche io ho un caratteraccio ma ho anteposto il bene delle mie figlie al mio ego. Credo che parlare sinceramente alle insegnanti (in caso di problemi e/o lamentele ecc.) ed essere in grado di ascoltare le loro motivazioni o ciò che ritengono giusto x tuo figlio sia già un grande passo avanti. Lavorando in tandem penso non sia nemmeno necessario smussare gli angoli.

  3. Bene, altra preoccupazione in arrivo. Ho conosciuto le future maestre di mio figlio qualche settimana fa, mi sono sembrate alla mano, pronte a collaborare e sinceramente contente del loro lavoro/missione.
    Spero che la prima impressione sia quella buona, ovviamente io so che dovrò smussare molto i miei angoli, non perché creda che mio figlio abbia sempre ragione e che sia un genio, ma perché ho un carattere piuttosto aspro e sono consapevole che quando si tratta di trovare la via di mezzo ho alcune difficoltà. Però per esperienze riportate a volte anche dall’altra parte manca la voglia di confrontarsi, per svariate motivazioni legate al lavoro, all’età e ad altri fattori che è inutile riportare.

    Saluti

    W.

  4. Sono d’accordo con l’articolo e la penso come CriCri. Peccato che non sempre avviene. Lo vedo nella classe della junior. Certi genitori si intromettono in ogni cosa non dando agli insegnanti (a mio avviso ottimi) fiducia.
    Non rispettano le varie figure e loro (inteso come genitori) sanno sempre cosa è meglio…..ma per favore!!! Un dialogo costruttivo è sempre un bene. Logico che non può essere a senso unico. Inoltre se mia figlia ha dei problemi me li smazzo da sola con l’aiuto degli/delle insegnanti senza richiedere lo spalleggiamento di altri genitori….per cosa poi se riguarda solo mia figlia.

  5. Questo articolo mi è piaciuto assai assai, concordo sul rapporto proporzionale peccato che spesso ci si prevarichi. Farei leggere il post a tanti genitori “sottuttoiocosasiagiustopermiofiglio”. Gli stessi che aggrediscono gli insegnanti, sminuendoli davanti gli occhi del bambini/ragazzo ovviamente, e che non capiscono quanto questo possa minare la serenità dell’alunno. Il bambino non è che crescerà meglio se mammina e papino si mascherano da giustizieri della notte anzi tutt’altro.
    Personalmente ogni qual volta, rare x la verità, dovevo far presente qualcosa ho ritenuto opportuno farlo in privato a tu x tu con l’insegnante. Non mi sono mai sognata di farlo in pubblico come ahimè mi è capitato di assistere. Io li giudico solamente persone senza spina dorsale.
    Ottimo articolo.

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